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Siamo passati dalla Siberia a Seattle, perdendo così l’Unione Europea via via la propria sovranità. Dopo aver perso la dipendenza energetica dalla Russia, il vecchio continente sembrava aver capito la lezione. Ed ora eccoci di nuovo a dover gestire la dipendenza dagli Usa. La nuova dipendenza si chiama cloud. In particolare il nostro fornitore abita a Redmond, Mountain View e Seattle.

Viene dato il benvenuto all’Europa, alla dipendenza digitale dagli Stati Uniti ed alla propria irrilevanza dal punto di vista tecnologico.

In fondo, se prendiamo un sistema come il nostro fondato sull’industria manifatturiera e lo esponiamo alla rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale basata su un’infrastruttura  all’80% americana, il risultato è che il pedaggio che l’Europa paga annualmente agli Stati Uniti si aggira intorno ai 250 milardi di euro, importo dovuto per usare le autostrade di Amazon, Google e Microsoft.

Ci siamo tanto preoccuati dei dazi, ma 250 miliardi di euro sono un salasso totale per la povera Europa. Ricordiamo che Microsoft ha appena festeggiato i 4mila miliardi di dollari di capitalizzazione, grazie anche alla crescita esponenziale dell’utilizzo del cloud da parte nostra. Aggiungiamo, che la cara Europa si illude di gestire il tutto riscrivendo le regole fissando i limiti di velocità, per costruire una rete autostradale. Ridicolo.

La dura verità è che siamo passati dalla padella del gas russo, alle brace americana. Ora siamo sotto un fuoco più silenzioso ed ivisibile, ma che brucia molto più in profondità. Ma notiamo bene che i danni collaterali si declinano sotto due direttive: il primo non abbiamo alternative, il secondo e che se i Big Tech dovessero decidere di staccare la spina (come ha fatto la Russia con il gas), ci troveremmo con i server spenti, con i programmi non aggiornati, algoritmi in coma e con gravi danni ai nostri processi produttivi ormai non più competitivi. Se magari col gas russo siamo stati salvati dal gas algerino, qualora gli Usa staccassero la spina, non avremmo alcuna alternativa se non un collasso nervoso.

La soluzione in tal caso sarebbe consegnare tutto alla Cina, con tanto di ringraziamenti da parte di Pechino.

La verità è che stiamo vivendo una sorta di di techflazione, dove i prezzi del cloud aumentano a doppia cifra ed è l’Europa a pagare, senza poter far nulla. Intanto a Bruxelles si sono inventati Gaia-X, peccato che senza server ed investimenti diventa una storiella senza applicazione da raccontare nei convegni. Diciamocelo, ci sevono: server, chip, cavi e data center. E tanto coraggio.

Il coraggio è costruici un’infrastuttura a suon di miliardi. Ed ecco che arriva il colpo di genio della UE. Ovvero un investimento nel bilancio 2028-2034 di 50 miliardi, che rappresenta la cifra che Microsoft investe in ricerca e sviluppo prima di fare colazione. E la meravigliosa soluzione dell’UE è di spalmare i 50 miliardi sugli Stati Membri, così tutti pagheranno e nessuno farà nulla!!

E quello che fa più pensare è che mentre l’Europa si sta fissando sui dazi come se fossimo ancora nel 900, non si è ancora accorta che la moderna sfida del XXI secolo si gioca sulla capacità di archiviare e processare i dati, facendo così girare fabbriche, aziende ed interi Stati. Ci soffermiamo ancora sulla manifattura, cercando di rendere più competitivo il lavoro dei nostri operai, cechi davanti al fatto che le fabbriche oggi competono grazie agli algoritmi che oggi girano a stelle e strisce.

L’Europa ha un asso nella manica caratterizzato dalla credibilità democratica, dove il diritto conta e dove la trasparenza può essere al servizio dei cittadini e non dei bilanci trimestrali delle multinazionali.

Allora Europa se ci sei batti un colpo. Perchè tra 10 anni quando ci saremo svegliati, la questione non sarà se i nostri dati sono sui server americani, ma se avremo ancora il diritto di produrne.

TRATTO DA ILSOLE24ORE DEL 05/08/2025